Lo Sportello per l’Arte Contemporanea in Sicilia
S.A.C.S. ArtistiLo Sportello per l’Arte Contemporanea in Sicilia |
Cara Giuliana, L’arte imita la natura, continuamente. Non negli esiti formali, credo che questo tu lo sappia, ma nella diuturna trasformazione entropica attraverso la quale si attua. Quando un artista guarda la natura sta già creando, e in questo senso non esiste niente di neutro, di perfettamente incontaminato, e non antropizzato. Un albero - o un uccello, o la dolce curvatura di una collina - è soltanto un albero fino all’istante in cui un uomo non posa gli occhi su di esso. Da quel momento l’albero, o l’uccello, o la collina, possiede una misura (linguistica, metrica e semantica) che non è più semplicemente naturale; ma la sua condizione reale pertiene alla sfera del mondo percetto. La differenza tra quello che avviene costantemente e lo sguardo dell’artista è che l’artista, in modo a volte oscuro, sa tutto questo. Cos’altro accade ancora, Giuliana? Succede, lo sai bene, che l’artista non può fare a meno di compiere un passo, a volte uno solo, ma sempre fatale, in più. E restituisce la consapevolezza della propria visione in un prodotto nuovo. Succede, e forse questo non lo sai, che tutto ciò somiglia moltissimo alla pratica alchemica della ricerca della pietra filosofale. Nell’Athanor gli alchimisti cercavano la combinazione per trasformare i metalli vili in oro, metafora nemmeno troppo criptica di elevazione dello spirito. L’arte, esaminata come semplice processo,.è soltanto questo: la coagulazione di una nuova idea, o di una nuova forma, se necessario, che proviene dalla realtà ma non le appartiene. Perché è la realtà stessa, con qualcosa in più. Il lavoro di un artista è tutto lì, è il plusvalore che rimane quando si sottrae dall’opera la realtà. Quello è il fluido, il composto indecifrabile che rende l’arte diversa dal mondo così com’è. Il tuo stormo, fatto di carne e macchineria scenica, fatto della vita pulsante degli uccelli e della morte contorta di rami e arbusti, il tuo stormo, cara Giuliana, mi ha regalato nuove domande sull’arte e sulla vita. Ha squarciato uno stato di silenziosa acquisizione di fatti che hanno attraversato la mia storia nell’ultimo anno. Vivo sul limitare di un bosco, e da quando so del tuo progetto ho sentito come all’alba gli uccelli comincino a cantare quando ancora non è sorta la prima luce. Poi, in un istante, l’incanto del mondo rinato agli occhi. Come succede in teatro, quando si apre la scena, sempre dopo l’inizio della musica. Restano aperte tutte le domande intorno a questa meraviglia. Volevo dirti soltanto questo, Giuliana, e ringraziarti. Pietro Gaglianò all’alba, in Chianti |