Lo Sportello per l’Arte Contemporanea in Sicilia
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I suoi quadri hanno come comune base di partenza quelle fotografie che ognuno di noi tiene dentro casa. Dei frammenti di realtà, della nostra famiglia, del nostro passato; il modo più comune di dare una forma riconoscibile (e a volte standardizzata) ai ricordi, e una fisicità alla nostra identità o almeno a una parte di essa. Visioni di per sé ricche, ma che, nel processo della rielaborazione pittorica, vengono ingigantite, come accade ai ricordi di infanzia, e impreziosite, come solo il passare del tempo è capace di fare, da quel lento lavoro manuale, attraverso cui quelle fotografie acquistano una capacità comunicativa molto più forte, un'emblematicità condivisibile anche da chi, diversamente, ne rimarrebbe escluso. Per andare oltre, prendere delle immagini e rimanipolarle con un metodo lento ed empirico, può essere anche visto come il modo di agire adottato dall'artista per innescare un processo di raffinamento dello sguardo, di "pulizia" dell'immagine. Tutto il lavoro di trascrizione pittorica non è altro che una continua elaborazione: di aggiunta di particolari, in alcune parti del quadro, e di sottrazione di informazioni in altre. È per queste ragioni che, nel caso di Francesco Lauretta, possiamo parlare di una tecnica che diventa ulteriore strumento di conoscenza. L'intenzione dell'artista non è mai, tuttavia, quella di recuperare il concetto di realismo, come lo si può desumere anche solo soffermandoci su una superficiale analisi dei colori usati nei suoi quadri; il suo lavoro si configura come processo "non realistico" di descrizione della realtà vissuta. C'è un altro elemento che va preso in esame ed è l'evidente vocazione narrativa di tutte le opere di Lauretta, che siano quadri, video o installazioni. Narrare una storia è mettere in comune quel particolare vissuto (non importa se inventato o meno) e renderlo condivisibile dagli altri. Le storie di Lauretta provengono dalla sua vita vissuta ma, allo stesso tempo, rappresentano delle interruzioni della quotidianità, per la loro capacità di stupirci. Sono luoghi e memorie personali, sempre attraversati dalla dovuta ironia e da uno spiccato senso critico. La Sicilia, amata (e odiata) come si ama (e si odia) il proprio padre e la propria madre. Ma anche una Sicilia cercata e mostrata come metafora più ampia di una condizione umana generale, di un luogo in cui si cerca di far fronte alla velocità dei cambiamenti tecnologici e culturali e, allo stesso tempo, affannosamente, ci si aggrappa a tradizioni e riti che ci fanno sentire sicuri, avvolti dalla "nostra" tradizione. Francesco Lauretta guarda la Sicilia ma forse vede noi, mentre guardiamo la nostra immagine riflessa allo specchio. Guarda la velocità del tempo presente e la confronta con quella del suo lavoro che scandisce il passare di ogni singolo istante attraverso un'appropriazione fisica, corporale della realtà.
Roberto Pinto |