BENNY appunti sparsi (e rimessi insieme) sul lavoro di benedetto chirco

C
dei linguaggi della contemporaneità mi interessano i processi, non gli esiti. l'opera compiuta e ripiegata, come un lenzuolo appena stirato e riposto nell'armadio, è fredda e distante. è una bottiglia di coca cola sgasata. ha perso lo stato di fermentazione che la rende vitale e interessante, quella forza che quando c'è non lascia scampo e devi per forza guardarla e, se puoi, entrarci dentro. Quello che fa BENNY si muove continuamente. Lui lascia tutti i suoi progetti aperti, che respirano, porosi e fradici di vita.

F
si può immaginare tutto questo come il trailer di un film, o meglio, un conciso story-board. tutto quello che fa BENNY è inscindibile dalle suggestioni di una cultura cinematografica che comprende paul morrisey (trash) e francis ford coppola (i ragazzi della 56° strada), davide ferrario (la fine della notte) e michael lehmann (schegge di follia), ma anche il mondo reale e la cronaca di posti come littleton, palermo e i suburbi londinesi. la sequenza delle visioni che BENNY immagina è paratattica, e scorre appunto come i film, come certi film. la ribellione fa andare avanti la storia del mondo - scrive aurelio grimaldi. questo va bene, ma non dimentichiamo il nichilismo che alla violenza è avvinto "qual supplice tralcio di vite".

H
what can the world possibly do but ruin him? mister brother, at seventeen, can have anything he wants, and sees nothing extraordinary about the fact. (michael cunningham)

 

Pietro Gaglianò

 

 




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