Mostre |
Lili Reynaud-Dewar
The Race
a cura
di a cura di Salvatore Lacagnina 15 March 2008 - 25 May 2008
Galleria Civica d’Arte Contemporanea Montevergini Via S. Lucia alla Badia, 1 Siracusa orari: da martedì a domenica ore 9 - 13 e 16 - 20 chiuso lunedì Ingresso libero The Race, mostra dell'artista francese Lili Reynaud Dewar, è ideata nell'ambito del progetto 5venti, progetto di promozione e valorizzazione dell'arte contemporanea di Riso, Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia in collaborazione con la Galleria Civica d'Arte Contemporanea Montevergini di Siracusa e la 5th berlin biennial for contemporary art, tre istituzioni del contemporaneo, tre città, che hanno realizzato, per il 2008, lo scambio di residenze di due giovani artiste: Giulia Piscitelli, tra Berlino e Palermo, e Lili Reynaud-Dewar a Siracusa. Nel corso della residenza siracusana nel mese di febbraio 2008, Lili Reynaud Dewar ha realizzato una serie di quattro sculture che funzionano come personaggi o come oggetti scenici, totem realizzati con fogli di legno sovrapposti, costruzioni arcaiche che presentano una nicchia nella quale è posta l'immagine di un personaggio simbolico della cultura underground o di culture care all'artista come quella africana. Tre di queste opere saranno mostrate per la prima volta negli spazi del Kunstwerke, nell'ambito della quinta edizione della Biennale di Berlino (4 aprile - 24 giugno 2008). Dalla stessa residenza nasce The Race, termine dal doppio significato: la razza e la corsa, la gara, la competizione. Più che una mostra, The Race è uno spettacolo. I lavori presentati sono la decorazione di questo spettacolo dove agiscono una coppia e un musicista. Le sculture sono precarie, costruite per le necessità dei performer, più che per un'idea di durata. Sono pensate per essere funzionali e rispondere alle diverse parti della performance: prima una lunga sessione di trucco e di trasformazione, poi, la lettura di un testo scritto dall'artista, una competizione astratta, la costruzione di un simulacro della coppia. La scultura principale consiste di un palco - letto, ispirato dai Dreambeds degli Archizoom. Con questo riferimento si crea un collegamento chiaro con le utopie degli anni Sessanta e con i movimenti di architettura radicale. Strumento per una scena recitata e oggetto disegnato per una delle funzioni più elementari dell'uomo, questa scultura interroga la relazione tra il naturale e il fittizio, tra autenticità e artificialità. Gli altri oggetti: una coppia di vetri istallati di fronte a delle sagome, insistono su concetti analoghi. I numeri distorti presentati nello spettacolo sono oggetti scenici. Agiscono come figure astratte, non sono referenziali, si presentano come semplici enigmi. Dopo essersi trasformati per assomigliarsi e quindi per mescolare le proprie identità, i performer leggono un racconto in prima persona scritto dall'artista sul proprio lavoro. In questo modo si interroga la nozione di soggettività e si suggerisce uno slittamento di senso nella lettura del lavoro di Reynaud Dewar. Per questa ragione la performance appare come una parodia simmetrica, esagerata di qualcosa di indefinito e vago.
|