Giuseppe Buzzotta



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"Sono soprattutto i luoghi a catturare l'attenzione di Giuseppe Buzzotta, impegnato in una pratica di lettura e attraversamento di spazi naturali, privati o urbani. Minimi spostamenti alterano la superficie delle cose, mentre il senso della percorrenza si fa tutt'uno con la contemplazione.
Il movimento cadenzato dello sguardo trasfigura dettagli conosciuti, rinnovando l'incanto ad ogni passo. Il paesaggio sfuma, oscilla, si spalanca o si raccoglie, per raggiungere accenti di poesia là dove non s'interrompe mai la prosa: Venezia spiata nell'ipnotico dondolio di un barca, un viaggio in mezzo ai boschi coperti di neve, perlustrazioni agresti tra i menhir... Video, fotografie, dipinti, disegni raccontano brevi esperienze immersive da cui hanno origine percezioni emotive, associazioni mentali, misurazioni interiori.
Il segno è delicato, la luce tiepida, l'approccio all'immagine mai pretenzioso, per un affondo nella visone intenso, quanto minimale..."

Helga Marsala
(tratto dal catalogo pubblicato in occasione della mostra collettva "Minimo Radicale", 2008, a cura di Helga Marsala, Museo Civico di Castelbuono - Castello comunale dei Ventimiglia, Castelbuono, Palermo)  



"Quel mattino lo svegliò il silenzio. Inizia così, nel bagliore muto di una nevicata, uno dei racconti del Marcovaldo di Italo Calvino. In un mattino d'inverno, la vista della neve attraverso le fessure di una persiana scatena un'inattesa meraviglia. L'urlo di gioia del protagonista si smorza in un sussurro, mentre le linee delle strade, le finestre, i profili dei palazzi scompaiono sotto la soffice coltre. La città "era stata sostituita da un foglio bianco". Nessuna forma, nessun rumore, nessuna interferenza al candore.
Marcovaldo è un sognatore malinconico e annoiato, uno capace di affondare gli occhi nel grigiore del quotidiano e di scovarvi la magia, per qualche istante. La placida corrente del banale si infrange contro il miracolo della visione pura: il povero manovale, costretto a inseguire il trascorrere delle stagioni dentro un monotono paesaggio cittadino, è un portatore sano di quella leggerezza necessaria a spalancare lo stupore in fondo alle cose di ogni giorno. Nonostante il mondo, puntualmente, finisca per tornare al proprio posto.

Lo sguardo di Giuseppe Buzzotta sembra evocare la storia del personaggio calviniano. Il giovane artista palermitano ha dedicato un recente ciclo di lavori al tema della visione imbrigliata, costretta al di là di un filtro oggettuale e simbolico: grate, reti, sbarre, cancelli diventano superfici di disturbo su cui l'occhio delle telecamera indugia con circospezione, in cerca di un'apertura, di un passaggio verso l'incanto.
In gioco c'è la propria inquietudine, il disagio, i filtri resistenti del privato. Si coltiva il desiderio di cambiare volto al paesaggio intorno, per afferrare quello che sta più in là di qualche metro. Come quando, per esempio, vedendo dileguarsi nel bianco i soliti luoghi, i soliti suoni, le solite traiettorie, Marcovaldo sentiva "la neve come amica, come un elemento che annullava la gabbia di muri in cui era imprigionata la sua vita". E allora la neve diventava una possibilità di fuga, metafora dell'evasione che spezza monotonie e dolori, costrizioni e castrazioni quotidiane.
Così è per Buzzotta, che alla neve dedica il video Un secondo al minuto e una serie di foto e disegni. La camera  procede a piccoli passi, lungo un pezzetto di rete metallica, lasciando intravedere uno scorcio di vegetazione immerso  in un'aura quasi magica. Fronde di alberi coperte di neve ricamano una linea dolce che scandisce il tempo dell'abbandono e della purificazione. Il movimento è malinconico, cadenzato, in bilico tra gioia e fatica del cambiamento. E' così che il filtro si tramuta in accesso, la distanza in prossimità, il banale in straordinario, il frammento di natura in indizio spirituale.
Le foto e i piccoli acquerelli proseguono l'affondo in un paesaggio rigenerato nel bianco. E' la neve a farsi spazio, architettura, mappa cieca: uno spazio residuo ed esteso che definisce nuovi orizzonti emotivi.
Sorvolando ampie radure silenziose, spiando intrecci ghiacciati di rami dietro un cancello, sparendo tra condense di nuvole o banchi di nebbia, la visione sfiora il segreto delle cose, grazie al movimento dell'occhio e dello spirito che punta alla bellezza ultima.
Basterebbe un secondo, un solo secondo in più, per compiere il passo decisivo. Per capovolgere le cose e tentare l'approdo. Un secondo in più e Marcovaldo smarrirebbe la strada che ogni giorno lo porta  al lavoro: un secondo solo perché la città, davvero e per sempre, precipitasse nel bianco assoluto dell'immaginazione.
Il video di Giuseppe Buzzotta dura 59 secondi esatti, a indicare un tempo aperto che continua a mettere in atto una trasformazione: la visione incompleta si proietta in avanti, verso la linea d'orizzonte, oltre le cime innevate. La maglia del tempo procede per intervalli, è discontinua come una parate bucata, come una grata, come un filtro opaco che vela gli occhi lasciando scorgere, al di là, il rumore calmo del candore." 

 Helga Marsala
(testo critico per la personale "Un secondo al minuto", 2008, a cura di Helga Marsala, Galleria dell'Arco, Palermo)




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