Stefano cumia. Don't the mosquitoes bother you, olio su tela. 2009.jpg
Don't the mosquitoes bother you, 2008
olio su tela

Tra cronaca e intimismo, tra lirismo e narrazione, tra visionarietà e attenzione per il quotidiano, la pittura di Stefano Cumia è spesso impreziosita da un intelligente citazionismo. Nonostante gli evidenti richiami a certa pittura contemporanea inglese, americana o tedesca, e a certi autori nello specifico  (Daniel Richter, David Hockey, Peter Doig), Cumia conferisce una sua cifra personale alle immagini, operando una ricombinazione di atmosfere, scenari ed elementi spaziali: zeppa di accenti ironici, notazioni truci, spunti surreali, la sua pittura è attraversata da un sentimento viscerale, epidermico, quasi pulsionale, da cui non è mai escluso un singolare approccio mentale orientato al cinismo, da un lato, e all'analisi rigorosa dello spazio, dall'altro.
Sono storie qualunque le sue, flash di angoli bucolici o di contesti abitativi borghesi, giardini, foreste, casette di campagna, bordi di piscine o prati rigogliosi. Un senso di inquieto spaesamento vela le brevi scene di Stafano Cumia. La percezione del pericolo, sempre in agguato, convive con una malinconica e affettuosa corrispondenza tra paesaggi e personaggi. (h.m.)